Sito della Onlus Amici Delle Suore Operaie
 

Lavande in cerca di casa e dignità

PROGETTO: LAVANDAIE IN CERCA DI CASA E DIGNITA’

 

  1. Contesto d’intervento

La Repubblica del Mali è uno Stato dell’Africa occidentale privo di sbocchi sul mare, è grande quattro volte l’Italia e occupa una superficie di 1.241.242 km2, suddiviso in otto regioni. La popolazione conta circa 20 milioni di persone. Per il 90% sono di religione musulmana, il 5% cristiana e il restante 5% animista.

Il suo territorio, per la maggior parte pianeggiante, è costituito a nord dal deserto e a sud dalla savana.

La comunità delle Suore Operaie presente dal 2014 e composta da 5 suore (una bresciana e quattro burundesi) si è stabilita nel Villaggio Can, un quartiere della città di Sévaré, vicino a Mopti. Questo villaggio è una zona molto pericolosa, chiamata “zona rossa”, in quanto vi è un’elevata presenza di jihadisti che preclude alle Suore la visita nelle famiglie al di fuori della città. I cristiani nel villaggio sono l’1% degli abitanti. Si tratta di un quartiere in continua espansione, formato:

  • da famiglie prevalentemente fuggite dalla guerra del Nord (Gao, Toumbouctu, Kidal), che ancora semina vittime e paura, nonostante i vari tentativi di dialogo e di stesure di accordi di pace;
  • da famiglie che lasciano i villaggi a causa della desertificazione che avanza, in cerca di lavoro, di un’occupazione;
  • da famiglie di pastori che migrano per la transumanza.

La situazione è tutt’ora molto difficile e non è facile comprendere che cosa sta succedendo. La guerra che vede lo scontro tra i jihadisti da una parte e  l’esercito maliano, la Wagner, l’ONU (qui chiamato MINUSMA, che di sta ritirando) e il G5 Sahel dall’altra parte, sembra allargarsi a macchia d’olio. Ora ha coinvolto anche alcune etnie che si affrontano tra loro: i Peulh e i Dogon.

Oltre che con scontri diretti, la guerra avanza con incendi nei villaggi, mine anti-uomo seminate sulle strade, ponti fatti saltare, attacchi sulle strade. Da anni la città vive col coprifuoco.

 

 

  1. Analisi dei problemi e risposta dei bisogni identificati

Prima del 2012, soprattutto al Nord, era molto diffuso il turismo, ma con l’invasione dei jihadisti l’insicurezza è aumentata e il turismo ha subìto un forte calo, fino a morire completamente, lasciando popolazioni intere senza lavoro e causando continue migrazioni.

Negli ultimi anni sono aumentati gli arrivi in città di ragazzine che per la maggioranza hanno un’età compresa tra i 12 e i 17 anni e provengono dai villaggi ,in cerca di lavoro, per guadagnarsi il pane e per aiutare le loro famiglie. Per assicurarsi il necessario per il loro futuro, svolgono la mansione di “aides-ménagères” (servette) nelle famiglie più agiate della città. Molte lavorano 14-15 ore al giorno e poche hanno una giornata di riposo settimanale.

Generalmente queste ragazze si fermano in città per otto o nove mesi, da settembre a maggio. Durante il periodo delle piogge, rientrano nei loro villaggi per aiutare le rispettive famiglie a coltivare la terra.

Molte di queste ragazze hanno il desiderio di imparare a leggere e scrivere ma, per tante di loro, il tempo libero per lo studio è solo quello della notte. Alloggiano nelle famiglie di accoglienza o presso un affittacamere: poiché devono iniziare o terminare il lavoro quando è notte, la loro sicurezza è compromessa.

Conoscono solo il dialetto del loro villaggio e non la lingua parlata in città, il “bambara”, e la loro inesperienza le porta ad affrontare maternità e/o matrimoni precoci, violenza domestica e sfruttamento.

Per questo motivo abbiamo costruito tra il 2020 e il 2021, grazie ai contributi ricevuti dal Minusma, dalla Consulta per la Pace di Brescia e dalle attività di raccolte fondi, una Casa di accoglienza per 30 “aides-ménagères” in grado di ospitarle quando vengono in città, evitando così di lasciarle in balia dei tanti pericoli che possono incontrare sulla strada e offrendo loro corsi di formazione per l’alfabetizzazione e per la promozione del valore e della dignità della donna.

 

  FOTO CASA FINITA

 

 

 

 

Nell’ultimo anno, tuttavia, le Suore
si sono rese conto che molte
giovani mamme venivano rifiutate
come lavoratrici domestiche perchéavevano più di un figlio.
E’ nata così l’idea di promuovere e
realizzare un servizio di lavanderia
porta a porta, che ha dato buoni
risultati, ma che ha creato problemi
di alloggio.

 

 

Le 20 ragazze con i loro figli, che si sono aggiunte alle 30 già presenti, sono state accolte nella casa, hanno potuto usufruire della struttura e partecipare ai vari corsi e incontri organizzati, ma purtroppo hanno dormito sotto il portico oppure in terra, nel salone che durante il giorno viene utilizzato per i corsi di formazione e per i pasti.

Per agevolare lo svolgimento del loro lavoro è stata realizzata una grande struttura per stendere il bucato e uno spazio coperto esterno con due grandi vasche collegate all’impianto dell’acqua esistente e un altro spazio non coperto, sempre collegato all’impianto dell’acqua della casa e ad ogni ragazza è stato consegnato un vaso di plastica molto grande con un rubinetto alla base perché possa aiutarle nel cambio dell’acqua per risciacquare la biancheria.

3. Obiettivi
Ampliamento della struttura di alloggio
a. Realizzazione di due ampie camere da letto per accogliere le giovani mamme con i loro bambini.
b. Riparazione di vecchi letti di legno e acquisto materassi nuovi.
c. Costruzione di armadi in legno per riporre gli effetti personali.
d. Acquisto di batteria supplementare per i pannelli solari per garantire l’illuminazione nelle nuove stanze.
b) Attività per le 50 ragazze stanziali della casa di accoglienza
Per tutte le ragazze ospiti, della casa vengono organizzati corsi serali di alfabetizzazione, di calcolo, di diritti umani, corsi di cucina e di
preparazione di bevande legate alla loro cultura nel tentativo di offrire loro la possibilità di iniziare un’attività in proprio auspicando una vita
futura più dignitosa.
Nel laboratorio esistente viene realizzato sapone liquido e solido necessario per il lavoro delle lavandaie.

4. Risultati attesi
Offrire un alloggio adeguato alle esigenze di giovani mamme e ai loro bimbi.
Consolidare il lavoro di lavandaie dando loro la possibilità di imparare un lavoro dignitoso percependo un giusto stipendio per il mantenimento
della propria famiglia.

“Il mestiere della lavandaia è il simbolo della dignità conquistata dagli umili con il proprio lavoro”

Paola Carminati (autrice del Silenzio della lavandaia)